mercoledì 26 novembre 2008

Ottimi Propositi e False Illusioni. Un Rilancio Possibile?

Da un comunicato italpress (ripreso anche da Repubblica e Siciliaonline) "L'emergenza socio-economica - ha detto Lombardo- che scaturisce dalla crisi dei mercati finanziari internazionali ha effetti significativi anche in Sicilia. Per questo motivo sono necessarie misure straordinarie a favore delle famiglie e delle imprese. Con questa riunione intendiamo avviare un nuovo metodo basato sulla condivisione delle scelte da mettere in campo per superare il momento di congiuntura sfavorevole e rilanciare lo sviluppo. Questo nuovo modo di affrontare i problemi proseguira' anche in futuro per il confronto su tutti i temi che riguardano l'economia e la societ siciliana. E' stato un dibattito molto positivo e anche le proposte presentate e discusse sono il segno di una consapevolezza che le grandi questioni della nostra regione vanno affrontate oltre le separazioni di principio". Ottimi propositi sarebbe da verificare tuttavia la capacità delle casse regionali. Qui un approfondimento.
Ma nel frattempo proprio la Repubblica, in un articolo di Emanuele Lauria che riporta le parole di Capodicasa, fa anche un'analisi impietosa di quello che accade alle nostre spalle. Qui degli assaggi: 'Si cominciò con il taglio dell´Ici di cui in prevalenza ha beneficiato il Nord («L´esenzione per le famiglie più povere l´aveva già prevista la Finanziaria di Prodi», sottolinea Capodicasa») e finanziata con la riduzione delle risorse per la viabilità provinciale e per le infrastrutture siciliane: sono stati soppressi i finanziamenti per le metropolitane leggere di Palermo, Catania e Messina, per il passante ferroviario di Palermo, per il secondo lotto della Agrigento-Caltanissetta, per il nuovo attracco del porto di Messina. (...) Sono stati dirottati alle Marche e all´Umbria: ma se il governo ha riservato 45 milioni alla copertura delle agevolazioni tributarie alle zone colpite dal terremoto, ha invece cancellato i 62 milioni per la ricostruzione di quelle zone della Sicilia che ancora mostrano i segni del sisma del Belice. (...) Per la cronaca, solo pochi giorni fa un altro ministro, Claudio Scajola, inaugurando un interporto in Piemonte ha dichiarato che il governo realizzerà il terzo Valico per collegare la Liguria e il Piemonte. Costo: 15 miliardi di euro. A chi gli ha chiesto dove avrebbero preso i soldi, Scajola ha risposto: dal Fas. Grandi opere al Nord coi soldi del Sud? Eppure il governatore Raffaele Lombardo, una settimana or sono, ha scritto a Berlusconi per ringraziarlo di quanto sta facendo il governo per il Sud. Prendendo spunto dalla norma della Finanziaria che garantisce la ripartizione del Fas nella percentuale di 85 e 15 a favore del Mezzogiorno. «Ma quella relazione obbliga solo il governo a inviare ogni anno una relazione al parlamento. Non garantisce alcunché, è acqua fresca», dice Capodicasa.' Qui tutto l'articolo.
E' vero, sono parole dell'opposizione ma se dovessero essere confermate (e credo facilmente che possano esserlo) allora le opere cantierabili potrebbero essere molte di più perchè potrebbero oltre ai flussi di capitali regionali a finanziamento delle opere potremmo avere anche quelli nazionali e europei. Quindi i cantieri sarebbero pronti ma effettivamente manca alcun riscontro nei capitoli di spesa. Ricordo a proposito che la Sicilia è la regione italiana con la massima flessione di Per tanto, sarebbe davvero il caso che, al di fuori di proclami e una volta e per tutte, si renda pubblica l'effettivo impegno dei fondi FAS. Non capisco il senso del dovere elemosinare cosa ci spetta di diritto. Ma c'è di più, oltre l'effettivo impegno delle somme sarebbe anche da capire la reale consistenza del fondo stesso. Scrive il Sole 24 Ore che riporta l'indirizzo prossimo venturo del Governo: 'Ecco realizzato, dunque, il proposito di Tremonti di riprogrammare le risorse per destinarle al piano anti-crisi: con le priorità delle opere pubbliche e degli ammortizzatori sociali. A mettere a punto il piano, entro sessanta giorni, sarebbe un tavolo paritetico a Palazzo Chigi cui parteciperanno anche le Regioni. Ed è qui la trovata negoziale di Tremonti: coinvolgere anche le Regioni nella ristrutturazione del Fas in chiave anticiclica. Altri trenta giorni avrà poi il Cipe per distribuire le risorse.Ma l'ostacolo all'operazione anti-crisi alimentata dal Fas sta - oltre che nel parere delle Regioni finora molto critiche - proprio nella cassa. Il Fas 2007-2013 - già prosciugato da Tremonti con un taglio di 10,5 miliardi per finanziare l'azzeramento del l'Ici prima casa, l'emergenza rifiuti della Campania e il dissesto finanziario di Roma e Catania - è a corto di liquidità: appena 10 milioni nel 2008, 171 nel 2009 (di cui la gran parte già impegnati) e solo dal 2010 una dote di 5.089 milioni e nel 2011 di 5.373 milioni. Qui intervengono allora le risorse liberate dal vecchio Qcs e il sostegno "politico" fortissimo che arriva dal vertice Ue di ieri al disegno del ministro dell'Economia.Non è escluso, per altro, che una delle misure decise ieri in sede comunitaria - la proroga di sei mesi per spendere le ultime risorse del piano 2000-2006 - possa a sua volta contribuire a impinguare ulteriormente il tesoretto: si tratta dei cinque miliardi circa di fondi non ancora spesi di quel piano (2,5 di fondi Ue, 2,5 di cofinanziamento nazionale). Dovendo spendere comunque queste somme entro il prossimo giugno, non è escluso che possano essere dirottate da opere tuttora bloccate a cantieri già aperti, capaci di assorbire più rapidamente risorse.Fin qui arriva la manovra ormai esplicita di Tremonti. Ma il ministro dell'Economia ha in mente anche la restante parte della montagna di fondi destinati ad azioni di sviluppo delle aree sottoutilizzate e ha invitato i Governatori, nell'ultima Conferenza unificata, a una programmazione in una logica anticrisi di tutte le risorse 2007-2013: anche i 24 miliardi dei programmi regionali del Fas e i 59.413 milioni di fondi Ue e cofinanziamenti nazionali. Non solo «strade», quindi, ma anche «pane». (qui tutto l'articolo di Giorgio Santilli)'. Insomma a questo punto non bisogna stare più attenti alla crisi ma alla anticrisi di Tremonti per cercare di mantenere salve le ragioni del meridione.

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