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giovedì 19 giugno 2008

Nubi all'Orizzonte in Sicilia secondo Bankitalia

Confermando quanto già anticipato dal report Diste per il 2007 e dall'ISTAT, la Banca d'Italia traccia con toni tutt'altro che morbidi la situazione congiunturale economica della Sicilia.
Tra gli issues di maggior rilievo pubblicati ne 'L'Economia della Sicilia nel 2007' emergono i soliti deliranti dati occupazionali (deliranti poichè è impensabile che si mantengano ancora in questi termini in Europa e nel 2000 e che ciò continui a generare una emigrazione così consistente. Tra gli 8000 e i 15000 all'anno preferiscono il Nord alla Sicilia) ma anche i livelli record di reddito pro-capite dei Siciliani, tra i più bassi d'Italia. La situazione è andata migliorando nel 2006 e parte del 2007 proseguendo poi sul trend solito del 'quasi-tracollo' che l'aveva contraddistinta negli anni precedenti.
Per quello che riguarda nello specifico l'occupazione, i segnali sembravano positivi nel triennio fino al 2006 salvo ritracciare poi, anch'essi, le vecchie linee in discesa che contraddistinguono i grafici siciliani.
Per quello che riguarda, in particolare, il settore del credito: l'aumento dei tassi d'interesse ha inciso sui finanziamenti bancari che hanno subito un rallentamento dopo un periodo con trend positivo (+15% nel 2006, +10% nel 2007). Anche le banche necessitano forse di un ripensamento della loro politica strutturale e territoriale. Favorendo magari l'accesso al credito. A riguardo una adeguata conferma al dibattito 'Banche e Sud: una Storia Spezzata' tenutosi ieri al Palazzo Steri e organizzato dal Cirmet e Fondazione Curella. Una analisi particolarmente interessante che analizzava la fenomenologia bancaria in Sicilia negli ultimi anni. Gattopardianamente è cambiato molto ma l'accesso al credito è viceversa restato tale e quale, sempre difficile.

martedì 9 ottobre 2007

Finanza Creativa al Tempo dell'Unità d'Italia. Qualche Motivazione Storica alla Questione Meridionale.

Allego di seguito una email che ho ricevuto da un solerte movimento di Siciliani orgogliosi. E' un sunto puntuale di quanto è accaduto a seguito dell'Unità d'Italia e restituisce i tratti della verità al processo storico che ha portato all'odierna inversione delle parti tra il Settentrione ed il Meridione di Italia. Buona lettura.

"Conquistata tutta la penisola, i piemontesi misero le mani nelle banche degli Stati appena conquistati. E dopo qualche tempo fu la banca Nazionale degli Stati Sardi a divenire la banca d'Italia. Con l'occupazione piemontese era stato immediatamente impedito al Banco delle Due Sicilie - diviso poi in Banco di Napoli e Banco di Sicilia ? di raccogliere dal mercato le proprie monete d'oro per trasformarle in carta moneta secondo le leggi piemontesi, poichè in tal modo i Banchi avrebbero potuto emettere carta moneta per un valore di 1200 milioni e sarebbero potuti diventare padroni di tutto il mercato finanziario italiano. Quell'oro pian piano passò alle casse piemontesi, nonostante la nuova banca d'Italia non risultasse averne nella sua riserva, e nonostante appunto tutto quell'oro rastrellato al Sud. Come avevano fatto ? Avevano dato a tutto quell'oro una via "sociale", naturalmente, quella del finanziamento per la costituzione di imprese al nord, operato da banche, costituitesi per l'occasione come socie - guarda un po' - della banca d'Italia: Credito mobiliare di Torino, Banco sconto e sete di Torino, Cassa generale di Genova e Cassa di sconto di Torino. Le ruberie operate, e l'emissione non controllata della carta moneta ebbero come conseguenza che ne fu decretato già al 1 maggio 1866, il corso forzoso: la lira di carta non poteva più essere cambiata in oro. Da qui incominciò a nascere il Debito Pubblico: lo Stato, per finanziarsi, iniziava a chiedere carta moneta a una banca privata."

Fonte www.laltrasicilia.org